Dürer con pelliccia, Autostima e Psicoterapia

Sull’importanza di accedere ad una buona immagine a colori di Sé

di Antonio Bufano

durer

Autoritratto con Pelliccia
Albrecht Dürer, 1500
Alte Pinakothek, Monaco di Baviera

“Io,
Albrecht Dürer di Norimberga,
all’età di 28 anni,
con colori eterni
ho creato me stesso
a mia immagine”

Nel 1500 Albrecht Dürer dipinge il suo ultimo autoritratto, in cui si raffigura frontalmente in una posizione che potremmo dire Cristologica, richiamando la pittura tardo-medievale con la mano eloquentemente benedicente. Si tratta di una celebrazione di sé stesso che, ai giorni nostri, potrebbe apparire eccessiva e blasfema, ma, a ben guardare, indicherebbe altri significati, se correttamente contestualizzati. Nonostante quella che oggi giudicheremmo una più che giovane età, visto che aveva 28 anni all’epoca dell’autoritratto in questione, l’artista tedesco era ben affermato e consapevole del proprio talento che peraltro riteneva di possedere per attribuzione divina.

Al di là del rischio narcisistico le persone hanno bisogno di posizionarsi esistenzialmente in modo da garantirsi il migliore benessere emotivo possibile in forme correttamente auto-regolate o auto-regolabili.

Oggi la Psicoterapia e gli psicoterapeuti incontrano sempre più persone sfiduciate, impantanate, anime dolenti che hanno perso la grinta e il desiderio di una sfida sana con la vita, o, al contrario, Io ipertrofici incapaci di stare nella relazione. La maggior parte dei percorsi terapeutici sono, di fatto, orientati al lavoro sull’autostima, a produrre una convalida credibile del sé, talora gravemente svalutato, oppure sul cercare un senso del confine.

La dimensione dell’Autostima, ormai ampiamente dibattuta in Psicologia, sin dai suoi esordi con William James alla fine dell’800, è assolutamente essenziale per il migliore funzionamento personale. Corrisponde a un senso di auto-approvazione utile e necessario all’economia psichica dell’individuo. E’ il prodotto di quei processi di consolidamento della struttura del Sé originati da insiemi di esperienze positive accumulate fatte di affetto, incoraggiamento e sostegno.
Una bassa autostima è una condizione pre-depressiva che ci costringe a vivere nascosti, in un sentire a bassa vitalità che produce esistenze limitanti. Già Aaron Beck negli anni ’60 sottolineava come la svalutazione di sé costituisse il nucleo centrale degli stati depressivi.

Oggi sappiamo con certezza che un clima familiare positivo centrato sull’accettazione e sull’apprezzamento dell’altro, uno spazio di vita che faciliti l’acquisizione delle regole, il riconoscimento dei confini e l’individuazione di sé sviluppa autostima.
Non si tratta, dunque, di essere banalmente una persona di successo, ma di riuscire a creare sufficiente autonomia per sé, di imparare ad avere fiducia in sé, di prescindere in modo sano dal giudizio degli altri e di sentire a pieno la propria unicità.

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