Effetto Villa Gordiani

Il verde e la storia ‘a portar via’, tra rumore e malumore

di Antonio Bufano

mausoleo_gordiani_giardino

Shinrin-yoku (森林浴):
 "fare il bagno nella foresta"

Vivere una condizione umana fortemente urbanizzata ha uno costo rilevante in termini di perdita di salute e qualità della vita. Più di uno studio conferma l’aumento del benessere psicologico in persone che vivono a contatto con la natura, rispetto a chi vive in città. L’uomo metropolitano vive uno stato di costante allarme e attiva maggiormente aree cerebrali, come l’amigdala, tipicamente stimolate da stati di paura.
Dunque l’obiettivo sarebbe quello di pensare ambienti sociali più vivibili, di aiutare le persone a consapevolizzarne l’importanza, fruirne al meglio, ma sopratutto parteciparne attivamente alla realizzazione.

In due studi dell’Università di Edimburgo, condotti da Catharine Ward Thompson a cavallo tra il 2012 ed il 2013, è stata dimostrata la rilevanza della presenza di spazi verdi nella gestione dello stress. Sono state esaminate le concentrazioni di cortisolo – l’ormone dello stress – in soggetti di età compresa fra i 33 e i 55 anni che avevano perso il lavoro, ed è stato rilevato che in persone che abitavano in zone dove la presenza di spazi verdi era inferiore al 30% il livello di cortisolo era altissimo; la percezione di stress si abbassava invece gradualmente all’aumentare degli spazi verdi a disposizione, in un rapporto inversamente proporzionale.

Al III° miglio della Via Prenestina, a Roma, sorge il Parco di Villa Gordiani, un luogo verde dall’aspetto sommesso e discreto, eppure in grado di irrompere nel tessuto urbano ormai dilagante per offrire uno spazio separato dove tentare di far riposare lo sguardo e la mente. Tra la vegetazione si ergono resti di mura antiche dal potente effetto evocativo. Tra l’altro c’è un Mausoleo risalente al periodo di Diocleziano che assomiglia ad un piccolo Pantheon e ci sono i resti di un colonnato di una basilica paleocristiana costantiniana.
Di fatto una macchina del tempo pronta a partire, in grado di sollecitare la fantasia di chi è disposto a lasciarsi affascinare dall’idea di viaggiare nella storia ed è animato dallo stesso spirito romantico di Caspar Friedrich che ha ispirato i grandi viaggiatori nella ricerca del sublime. E’ come se il Grand Tour cercasse nuovi iniziati moderni capaci di vedere oltre l’oggi, verso una riflessione sana e costruttiva sulla caducità delle cose, ma anche pronti ad accettare il senso melanconico, a confrontarsi con la perdita come strategia per gestire il dolore. Il paesaggio si fa affettivo e si offre come percorso di apprendimento emotivo e sentimentale.
Dunque Villa Gordiani non è solo ordinarietà e routine per i bisogni dei cani, non solo un po’ d’erba, cespugli, alberi e mattoni vecchi, ma deve sapersi ergere dalla cronaca del bambino treenne morso da un topo per raccontarci ben altre storie più utili al benessere dell’individuo e della collettività.

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