Scrivi che ti passa

QUANDO LA SCRITTURA DIVENTA TERAPEUTICA

di Valeria Campinoti

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Sin dall’infanzia, è un’abitudine comune quella di scrivere i pensieri più intimi in un diario. Il bisogno di mettere per iscritto, nero su bianco, le emozioni più intense nasce molto presto ed è estremamente positivo.

Da sempre la scrittura ha rappresentato un mezzo per buttare fuori le emozioni, come dolore, rabbia, frustrazione. Basti pensare ai diversi scrittori e poeti di un tempo che sfruttavano proprio queste emozioni per realizzare le loro toccanti composizioni. Come allora, anche oggi la scrittura viene utilizzata per la sua valenza catartica e terapeutica, per dare voce a quelle emozioni che, se non esternate, potrebbero ripercuotersi gravemente sul funzionamento fisico e mentale.

Scrivere da un lato permette di mettersi a nudo, senza la paura di essere giudicati dagli altri, e dall’altro ci consente di vedere impressi sulla pagina i nostri pensieri e le nostre emozioni, riuscendo finalmente a fare chiarezza con i sentimenti che ci pervadono. Chi sta affrontando un intenso dolore, tende spesso a chiudersi in sé stesso, negando o evitando le proprie emozioni, che in questo modo permettono al dolore di cristallizzarsi e di durare più a lungo. Attraverso la scrittura, invece, è possibile attraversare il dolore, primo passo indispensabile per superarlo.

Lo stesso discorso può essere applicato ad un’altra emozione molto pervasiva: la rabbia. Anche in questo caso, scrivere della propria rabbia può essere efficace per ridurla e per ripristinare l’equilibrio psicofisico perduto. Oltre a queste funzioni, la scrittura viene utilizzata in terapia, ma non solo, per permettere una maggiore organizzazione dei pensieri, dei ricordi, delle idee oppure per ridurre e fissare sulla carta i pensieri disfunzionali e negativi, che spesso generano ansia e agitazione, per prenderne consapevolezza e cercare di modificarli.

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James Pennebaker, nel 1983, iniziò ad interrogarsi sui benefici della scrittura sulla salute fisica e psicologica, dando avvio ad una serie di ricerche sperimentali, che coinvolsero nel tempo numerosi altri studiosi, giungendo alla conclusione che scrivere permette di rielaborare il proprio vissuto emotivo e di capire il significato degli eventi che ci accadono. I meccanismi psicologici che stanno alla base degli effetti positivi della scrittura sono, secondo questo autore, principalmente tre:

  • contrasto dell’inibizione;
  • modifica dei processi cognitivi (dare significato alle esperienze);
  • benefici sull’integrazione sociale.

Spesso l’intensa carica emotiva associata agli eventi ci conduce ad un evitamento delle emozioni provate; attraverso la scrittura, il confronto con tali emozioni è inevitabile ed una volta avvenuto, si riscontra un miglioramento fisico e mentale ed una riduzione del livello generale di stress; ciò permette di comprendere ed assimilare mentalmente un evento particolarmente spiacevole.

Lo scrivere produce modificazioni anche a livello cognitivo, in quanto la persona che affronta un evento scrivendone è costretta in qualche modo a dargli un nome, a definirlo e ad organizzarlo mentalmente. Oltre a questo, si assiste ad una sorta di svuotamento della memoria, che comporta di conseguenza un’interruzione dei pensieri intrusivi legati all’evento vissuto, come se il ricordo dello stesso venisse depositato ed archiviato sulla pagina scritta e lasciasse il posto alla sua elaborazione.

Infine, l’espressione emotiva si ripercuote positivamente sul modo in cui le persone interagiscono nel loro contesto sociale che, a sua volta, incide sul miglioramento del benessere psicofisico. Infatti, da alcuni studi è emerso che, a seguito di un’esperienza altamente stressante elaborata attraverso la scrittura emozionale, le persone iniziavano a parlare ed esprimersi utilizzando vocaboli diversi con gli altri, riuscendo anche a parlare dell’esperienza negativa, a ridere di più e modificare in parte la rete amicale.

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Secondo Sloan e Marx, il fatto di scrivere i pensieri e le emozioni più profonde riguardo ai propri traumi o eventi negativi avrebbe ripercussioni anche a livello biologico.

Dai moltissimi esperimenti condotti è emerso che la scrittura produce conseguenze positive su alcuni marcatori ematici della funziona immunitaria, andando quindi a rafforzare le difese dell’organismo; che la scrittura è correlata con una diminuzione del dolore fisico percepito e di conseguenza ad esso è associata una riduzione dell’uso dei farmaci per contrastarlo; infine, scrivere incrementa la crescita delle cellule T-helper, capaci di riconoscere e distruggere le cellule infettate, prevenendo la riproduzione del patogeno e delle cellule impazzite (tumorali).

Chiaramente la scrittura risulta essere benefica anche per molte problematiche di tipo psicologico; infatti, permette di ridurre stress ed ansia attuando nuovi metodi di fronteggiamento delle situazioni; agevola la creazione di pensieri e di emozioni più piacevoli per chi soffre di Depressione; riduce i sintomi, i flashback ed i ricordi intrusivi legati al trauma in presenza del Disurbo da Stress Post-Traumatico (PTSD); facilita il riconoscimento e l’espressione delle emozioni nel pazienti alessitimici.

Scrivere, in conclusione, può incidere positivamente sulla salute fisica e psicologica, in quanto permette una maggiore rielaborazione mentale ed emozionale degli eventi, aiutandoci quindi a capire maggiormente il loro significato e la loro valenza emotiva. È importante sottolineare come lo scrivere da solo in certi casi non basta, mentre risulta utile ed a volte necessaria la figura di uno specialista che indichi il modo più efficace per gestire le emozioni ed i pensieri più invalidanti.

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